“La categoria non conta, colpito da professionalità e competenza”

Oltre 21 mila minuti giocati in Serie A, dieci presenze in Champion’s League e una rete, due campionati italiani in bacheca e una Supercoppa Italiana; niente male il passato da calciatore professionista del nuova tecnico del Club Milano.

Cristian Zenoni, 44 anni, nato a Trescore Balneario, ha sposato il progetto della società biancorossa.

Mister, dal mondo dei professionisti all’Eccellenza dopo dei trascorsi nelle giovanili di Monza e SudTirol. Cosa ti ha spinto ad accettare queste nuova sfida?

“La professionalità di tutto l’ambiente Club Milano, pensare unicamente alla categoria è un’errore, qui ho trovato un’organizzazione e una competenza di livello superiore che mi han convinto a sposare un progetto molto interessante. Non nascondo che ruolo importante ha avuto anche il centro sportivo, un lusso per l’Eccellenza; molte squadre anche di categorie superiori non possono svolgere la loro attività in luoghi simili a dove saremo noi”.

Il professionismo ha sempre fatto parte della tua vita da calciatore anche quando hai allenato le giovanili, pensi possa cambiare qualcosa confrontandoti nel mondo dei dilettanti?

“Assolutamente no, ovviamente sono due mondi simili ma con differenze; allenare ragazzi di squadre professionistiche significa trovarsi di fronte calciatori con un percorso definito ma per il resto vedo similitudini; il calcio è calcio”.

Il tuo curriculum è di tutto rispetto, come ti porrai con i ragazzi, pensi che potranno avere soggezione?

“Non penso e di sicuro non devono averne; io sarà il loro allenatore e il confronto sarà continuo con dialogo aperto. Di sicuro non mi metterò su un piedistallo e il mio passato non sarà mai un peso; conta solo il presente e il futuro”.

Come intendi il calcio?

“In maniera propositiva e organizzata. Ho visto alcune partite del Club Milano e devo dire che il gruppo ha già una filosofia precisa molto vicina alla mia e anche questo è stato motivo di scelta. Il principio deve essere quello di attaccare insieme quando si ha il pallone e difendere a cominciare dagli attaccanti quando il pallone sarà nei piedi avversari. Tatticamente penso di partire con una difesa a quattro e tre giocatori in mezzo; davanti potremo optare per l’uno dietro le punte o i tre in linea”.

Da ex esterno basso, cosa chiederai a chi fa il tuo ruolo?

“Molto, non perché io sia stato impiegato in quel ruolo ma perché sono convinto che nel calcio moderno gli esterni siano fondamentali. Dovranno avere la capacità di dare profondità o inserimenti centrali in base ai movimenti delle punte ma soprattutto quello che chiederò loro sarà di non aver paura di portare il pallone stando stabilmente nella metà campo avversaria”

Come giocatore hai avuto molti allenatori di fama, da chi hai preso maggiormente spunto?

“Banalmente mi viene da pensare che tutti mi abbiano lasciato qualcosa. Se devo fare tre nomi direi però Walter Novellino per l’organizzazione difensiva, Marcello Lippi per la capacità di gestire il gruppo affrontando le difficoltà e Cesare Prandelli per la filosofia di gioco. Non dico che sono un mix di loro tre ma qualche appunto sul loro modo di allenare l’ho preso…”

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